1969 Manuel de la Chica SP/MH
| Anno | 1969 |
| Parte superiore | Spruce |
| Retro e lati | Mahogany |
| Lunghezza della scala | 666 mm |
| Larghezza del dado | 51.5 mm |
| Finitura | French Polish |
| Paese | Spain |
| Luthier | Manuel de la Chica |
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Descrizione
Questa Manuel de la Chica del 1969 è una chitarra in abete rosso e mogano con un’insolita catena sotto il ponticello, ispirata alla catenatura di Robert Bouchet.
Una catena sotto il ponticello alla Bouchet
Presenta una catena unica nel suo genere sotto il ponticello. Secondo Antonio Marín Montero – allievo e amico di De la Chica, che ha visto proprio questa chitarra – De la Chica era molto interessato ai rinforzi sotto il ponticello tipici della catenatura di Bouchet e li sperimentò egli stesso. Lo scopo di questa catena è fornire un ulteriore rinforzo strutturale, che consente una catenatura più leggera sulla superficie più ampia della tavola armonica. In questo modo la tavola è libera di vibrare in modo più efficiente pur restando strutturalmente stabile.
Suono
La catena migliora anche la rapidità d’attacco di ogni nota: è una chitarra fulminea, dalla risposta immediata, dovuta probabilmente, almeno in parte, proprio a questa catena. Ha un carattere lirico e cantabile e sa graffiare se spinta; è molto leggera e ha un volume penetrante. Jesse Freedman vi suona lo Studio n. 10 di Regondi nel video qui sopra.
Condizioni
Per la sua età è in condizioni straordinarie: solo una crepa capillare sulla tavola armonica (invisibile dall’esterno) che, secondo il precedente proprietario, fu riparata dallo stesso De la Chica. Nel complesso, uno strumento fantastico di questo grande costruttore.
Sfondo
Manuel de la Chica: il grande maestro di Granada
Manuel de la Chica (1911–1998) è con ogni probabilità il più grande costruttore di chitarre che Granada abbia mai avuto. Come innumerevoli altri eccellenti liutai, si formò professionalmente come ebanista. Alla fine degli anni Trenta si dedicò alla costruzione di chitarre, dopo aver conosciuto la chitarra spagnola e esserne rimasto affascinato, soprattutto da quelle di Santos Hernández. Le sue etichette – con la veduta dell’Alhambra – provengono dal suo laboratorio in Placeta de la Sillería, a Granada.
Santos, Barbero e De la Chica
I suoi strumenti vengono spesso paragonati alle chitarre più tarde di Marcelo Barbero (che contribuì a completare diverse chitarre di Santos rimaste incompiute alla morte di quest’ultimo), un confronto che riteniamo molto pertinente e giusto. Come Santos e Barbero, De la Chica era a suo agio nella costruzione di chitarre sia classiche sia flamenche, e i suoi strumenti migliori si prestano con versatilità a entrambi gli stili.
Il ritiro e la riscoperta
Nel 1973 fu costretto a ritirarsi anzitempo dalla liuteria a causa di problemi di salute dovuti all’inalazione di polveri e sostanze chimiche nel suo laboratorio. Dal suo ritiro prematuro fino alla morte, nel 1998, i suoi strumenti caddero in un relativo oblio; tuttavia, il rinnovato interesse degli ultimi decenni e una rivalutazione del suo lavoro hanno convinto molti che il suo contributo, la sua abilità e la sua profonda comprensione dell’arte liutaria lo collochino tra i grandi costruttori di tutti i tempi. Tra coloro che appresero da lui vi fu Antonio Marín Montero, suo allievo e amico.

